Una super eruzione dei Campi Flegrei a Napoli avrebbe ripercussioni su tutto il Pianeta

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A partire dal 2005, il fenomeno è divenuto particolarmente evidente, tanto che nel 2012 è stata dichiarata la variazione dello stato di attività dell’area, passato dal livello “verde” a quello “giallo”, nel quale si richiedono approfondimenti scientifici.

Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications (link) dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in collaborazione con i colleghi di alcuni istituti di ricerca italiani e francesi, getta nuova luce sulla poco compresa interazione tra magma e sostanze volatili. È questo un elemento fondamentale per interpretare i segnali di risveglio di un vulcano.

Nella risalita verso la superficie, il fuso perde infatti pressione, rilasciando parte delle specie volatili o gassose in esso disciolte. Questi vapori ad alta temperatura alterano le proprietà fisiche delle rocce circostanti, riducendone per esempio la resistenza meccanica tanto da innescare un evento eruttivo. Attraverso misure geofisiche e modelli computazionali, gli autori hanno dimostrato che nel magma esiste una pressione critica di degassamento (CDP, Critical Degassing Pressure) oltre la quale aumenta di un ordine di grandezza il rilascio di vapore acqueo e con esso, anche la trasmissione di calore nel sistema idrotermale. Le rocce sovrastanti vengono indebolite, ponendo le basi per un’eruzione.

“il magma sta raggiungendo la pressione critica di degassamento (CDP), in un vulcano di questo tipo nell’area metropolitana di Napoli, una delle zone più densamente abitate al mondo, deve far riflettere tutta la comunità scientifica.”

Nell’articolo si sostiene che “il magma sarebbe prossimo a raggiungere la pressione critica di degassamento nei Campi Flegrei, dove è già stato osservato un acceleramento nei processi di riscaldamento e deformazione”. Gli autori ci tengono a precisare che i dati in loro possesso non suggeriscono un’imminente eruzione. Semplicemente, il raggiungimento della pressione critica di degassamento rappresenta un bivio oltre il quale il sistema può arrivare all’eruzione oppure raffreddarsi fino a sprofondare in un nuovo stato di dormienza. Infatti, il rilascio di vapore acqueo determina nel fuso un aumento di viscosità che ostacola la risalita, in alcuni casi fino ad arrestarla del tutto.

I Campi Flegrei sono un’area affascinante ma difficile. Fino al Neolitico il territorio era ancora soggetto a frequenti e profondi sconvolgimenti che scoraggiavano la presenza di insediamenti stabili. L’area ha assunto una conformazione tale da consentire lo sviluppo di agglomerati solamente negli ultimi millenni: nella conta dei benefici, il clima mite e il fertile suolo vulcanico bilanciavano la violenza della natura.

Nel corso dell’estate del 2016 il governo ha pubblicato la revisione delle “Disposizioni per l’aggiornamento della pianificazione di emergenza per il rischio vulcanico dei Campi Flegrei”, modificando procedure ed estensione delle zone da evacuare in caso di eruzione. Se le eruzioni sono fenomeni che tuttora sfuggono al nostro controllo, la capillare informazione della popolazione e il costante monitoraggio scientifico sono le uniche strade percorribili per garantire l’incolumità delle oltre 500.000 persone che oggi abitano i campi ardenti.

Una super eruzione a Napoli avrebbe ripercussioni su tutto il Pianeta

Una spada di Damocle che pende sulle teste degli Italiani che vivono in Campania ed in particolare sulle pendici del Vesuvio. Il vulcano sul golfo di Napoli rappresenterebbe secondo gli esperti una potenziale bomba ad orologeria.

Le possibilità che il vulcano si risvegli non sono così remote e se questo dovesse accadere potrebbe determinare una strage. A sostenerlo il capo dei Vigili del Fuoco regionale Michele Maria La Veglia durante il convegno organizzato dall’Ordine degli ingegneri di Napoli dal titolo ‘Vulcano rischio napoletano’. “Se il Vesuvio dovesse scoppiare in 300 secondi potrebbe fare anche seicentomila vittime ma siamo certi che non accadrà nei prossimi mesi”, ha detto. Per questo è necessario che i cittadini seguano le indicazioni delle autorità nel caso venga prevista un’eruzione.

Ma quello che preoccupa di più gli scienziati è il Super vulcano Campi Flegrei, conosciuto per i fenomeni di sollevamento del suolo (bradisismo) che affliggono da sempre il comune di Pozzuoli e venuta prepotentemente alla ribalta negli anni 80, precisamente tra l’82 e l’84 per una crisi sismica che mise in ginocchio tutta l’area causando l’evacuazione di migliaia di persone. Ebbene il Vulcano Flegreo è uno dei dieci supervulcani esistenti al mondo. Sono solo 10 e in questi 10 non rientrano ne il Vesuvio, ne il Pinatubo o il Krakatoa, ne il Tambora, il Kilauea, il Monte Pelee o il monte Saint Elen, che sono responsabili delle peggiori catastrofi della storia dell’uomo. Un supervulcano è molto peggio, un supervulcano è una struttura la cui eruzione può modificare radicalmente il paesaggio per decine o centinaia di chilometri e condizionare pesantemente il clima a livello mondiale per diversi anni, con effetti cataclismatici sulla vita stessa del pianeta e dell’uomo.

via Segnidalcielo

tratto da: Nationalgeographic.it

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