Tutto quello che devi sapere e non ti dicono sulle 28 pagine dell’intelligence desecretate circa l’11 settembre”

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Sebbene ci si aspetti di vedere una notizia così rilevante su tutte le prime pagine dei giornali, il mainstream ha deciso di tralasciare lo scoop sulle “28 pagine dell’intelligence desecretate circa l’11 settembre”  sperando che il tutto passi inosservato.
I motivi di tale strategia sono molteplici e ben comprensibili anche per un principiante di geopolitica, purché abbia una visione sufficientemente obiettiva. Le 28 pagine desecretate (di seguito tradotte le parti più salienti) certamente rappresentano la parte più “mostrabile/esponibile/desecretabile” ad un pubblico che ormai poco crede alla versione ufficiale sui fatti dell’11 settembre. Ciononostante si evincono chiaramente le gravi implicazioni del governo saudita nel supporto e nel finanziamento ai terroristi dell’11 settembre ed alle organizzazioni jihadiste più in generale, nonché la sua totale mancanza di collaborazione, lamentata dagli agenti CIA ed FBI, nelle indagini antiterrorismo.**
Per completezza d’informazione, e per una corretta analisi di quanto segue, sarebbe opportuno per il lettore approfondire anche i rapporti intimi che intercorrevano tra l’allora Presidente Bush e la Famiglia Reale Saudita, in particolare col Principe Bandar bin Sultan, all’epoca ambasciatore saudita a Washington e più volte accusato, nelle 28 pagine, dagli Ufficiali CIA ed FBI. Il loro legame stretto e gli incontri frequenti erano noti a tal punto che diverse volte, ai giornalisti, il Presidente Bush aveva elogiato il Principe saudita, definendolo anche: “Uno di famiglia”

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NB: In corsivo la traduzione del documento. Tra le parentesi quadre le note dell’autore. Il documento in pdf è raggiungibile su http://www.nytimes.com/interactive/2016/07/15/us/document-september-11-28-pages.html?_r=0

 

JOINT INQUIRY INTO INTELLIGENCE COMMUNITY ACTIVITIES BEFORE AND AFTER THE TERRORIST ATTACKS OF SEPTEMBER 11, 2001

Negli Stati Uniti diversi dirottatori dell’11 settembre erano in contatto ed hanno ricevuto supporto ed assistenza da individui collegabili al Governo Saudita. Ci sono informazioni, principalmente da fonti dell’FBI, che almeno due di questi individui venivano da alcuni considerati essere [were alleged by some] Ufficiali dell’Intelligence Saudita.

La revisione della Commissione d’Inchiesta [Joint Inquiry] ha confermato che anche l’Intelligence [Intelligence Community] possiede informazioni, molte di queste ancora da verificare indipendentemente, che indicano come gli individui associabili al Governo Saudita negli Stati Uniti potrebbero essere legati ad al-Qaida e ad altri gruppi terroristici. L’FBI e la CIA hanno informato la Commissione d’Inchiesta di come, dagli attacchi dell’11 settembre, abbiano trattato la questione saudita molto seriamente ma entrambi hanno solo una comprensione limitata dei legami del Governo Saudita con i terroristi. Nelle loro testimonianze, né la CIA né l’FBI sono stati capaci di identificare l’estensione del supporto saudita per le attività terroristiche sia globalmente che all’interno degli Stati Uniti, e l’estensione  del supporto, se esiste, se sia di natura volontaria o involontaria.

[…]

Prima dell’11 settembre l’FBI apparentemente non ha focalizzato le proprie risorse investigative [mezzo rigo annerito] sauditi negli Stati Uniti in considerazione che l’Arabia Saudita fosse un alleato.

[…]

  • Omar al-Bayoumi. L’FBI ha ricevuto numerosi rapporti da individui nella comunità musulmana, datati prima del 1999, affermanti che al-Bayoumi potrebbe essere un Ufficiale dell’Intelligence Saudita. Dai files dell’FBI si evince che al-Bayoumi ha provveduto all’assistenza dei dirottatori Khalid al-Mihdhar e Nawaf al-Hazmi dopo il loro arrivo a San Diego nel febbraio 2000. al-Bayoumi ha incontrato i dirottatori in un luogo pubblico subito dopo essersi visto con un individuo al consolato saudita, e ci sono indicazioni nei files che il suo incontro con i dirottatori non è stato accidentale. Durante questo lasso di tempo, al-Bayoumi ha avuto contatti frequenti con l’establishment del Governo Saudita negli Stati Uniti ed ha ricevuto supporto finanziario da una compagnia saudita affiliata al Ministero della Difesa saudita. Secondo i files dell’FBI, al-Bayoumi riceveva un salario mensile […]. Questo supporto è incrementato sostanzialmente nell’aprile del 2000, due mesi dopo che i dirottatori arrivarono a San Diego, si è abbassato leggermente nel dicembre 2000, ed è rimasto immutato fino all’agosto 2001. La compagnia ha stretti legami con Usama Bin Ladin ed al-Qaida. Inoltre, l’FBI ha concluso che al-Bayoumi è stato in contatto con diversi individui sotto investigazione da parte dell’FBI e con la Holy Land Foundation, che è stata sotto investigazione per sovvenzionamento ad Hamas.

  • Osama Bassnan. […] Bassnan è stato uno stretto collaboratore di al-Bayoumi e Omar Bakarbashat, un altro stretto collaboratore dei dirottatori. […] Bassnan ha legami stretti con il Governo Saudita, incluso un impiego passato per il Saudi Arabian Education Mission, riferito nei documenti FBI come [un rigo annerito]. Anche l’FBI ha ricevuto rapporti da individui nella comunità musulmana che dichiarano Bassnan sia un Ufficiale dell’Intelligence saudita. Secondo un memo della CIA, Bassnan ha ricevuto fondi e probabilmente passaporti falsi da Ufficiali del Governo Saudita. Un rapporto della CIA indica che Bassnan ha viaggiato Houston nel 2002 ed ha incontrato un individuo che [più di un rigo annerito]. Il rapporto afferma che durante quel viaggio un membro della Famiglia Reale Saudita ha rifornito Bassnan di una notevole cifra di denaro contante. Le informazioni dell’FBI indicano che Bassnan è un estremista e supporter di Usama Bin Ladin, ed è stato collegato all’Eritrean Islamic Jihad e al Blind Shaykh.

  • Shaykh al-Thumairy. [Il documento spiega che è stato in contatto con un diplomatico del Consolato Saudita a Los Angeles ed uno dei suoi imam, della moschea King Fahad costruita con fondi sauditi].

  • Saleh al-Hussayen. […]

  • Abdullah Bin Ladin. Abdullah Bin Ladin dichiara di lavorare per l’Ambasciata Saudita a Washington, in qualità di Ufficiale amministrativo. È stato identificato dall’FBI come fratellastro di Usama Bin Ladin. È un amico stretto di Mohammed Quadir-Harunani, un possibile collaboratore di Mohammed Atta e […].

La Commissione d’Inchiesta ha anche trovato altre indicazioni che gli individui collegati al Governo Saudita hanno stretti legami con le reti terroristiche, incluso:

[Il documento cita altre persone e luoghi, quali moschee, collegate, secondo i rapporti di CIA ed FBI, a doppio filo col Governo Saudita/Famiglia Reale e con le reti terroristiche. Numeri di telefono trovati nei cellulari di terroristi catturati in Pakistan collegabili, direttamente o indirettamente, con l’Ambasciatore Saudita, altri invece con una sua guardia del corpo o con altri diplomatici sauditi negli Stati Uniti. ]

Per esempio, secondo i documenti dell’FBI, è evidente che i dirottatori Marwan al-Shehii e Mohammed Atta furono in contatto con Mohammed Rafique Quadir Harunani, oggetto di un’investigazione antiterrorismo dal 1999 e stretto collaboratore di Abdullah Bin Ladin, fratellastro di Usama Bin Ladin. Abdullah Bin Ladin, che è oggetto di numerose investigazioni da parte dell’FBI, vive ancora negli Stati Uniti [rigo cancellato]. Ha finanziato la compagnia di Quadir ed è nella lista dei contatti di emergenza per i suoi figli. Secondo l’FBI, Abdullah Bin Ladin ha diverse connessioni con organizzazioni terroristiche. È il Presidente e Direttore del World Arab Muslim Youth Association (WAMY) e dell’Istituto di Scienze Islamiche ed Arabe in America. Entrambe le organizzazioni sono branche locali di organizzazioni non-governative (NGOs) con base a Ryad. Secondo l’FBI c’è motivo di credere che WAMY finanzi attività terroristiche internazionali ed in passato abbia provveduto al supporto logistico di individui che desideravano combattere in Afghanistan.

[…]

Ci sono anche indizi di come il Governo Saudita supporti attività terroristiche attraverso organizzazioni caritatevoli.

Nelle testimonianze ed interviste, un numero di agenti FBI ed Ufficiali CIA si sono lamentati con la Commissione d’Inchiesta circa la mancanza di collaborazione dei sauditi nelle investigazioni sul terrorismo, sia prima che dopo gli attacchi dell’11 settembre.

[Il documento prosegue spiegando come, secondo le interviste fatte ad agenti CIA ed FBI, il governo saudita dal 1996 non ha mai collaborato con gli Stati Uniti circa il problema relativo ad Usama Bin Ladin. Aggiunge, inoltre, importanti collegamenti tra organizzazioni operanti negli Stati Uniti, il cognato di Usama Bin Ladin ed al-Qaida.]

Il governo statunitense arrestò Mohammed Jamal Khalifa, cognato di Usama Bin Ladin, negli Stati Uniti nel 1994. Khalifa fu condannato a morte dal governo giordano per il suo ruolo in un attentato. Quindi, gli USA accettarono la sua estradizione in Giordania. La Giordania successivamente lo restituì all’Arabia Saudita. È opinione degli Ufficiali della CIA, che i sauditi “comprarono” i giordani per riprendersi Khalifa. Secondo gli Ufficiali CIA, quando Khalifa arrivò in Arabia Saudita  fu incontrato da almeno un importante Ufficiale del governo. Khalifa oggi lavora per una NGO di Ryad e viaggia ed opera liberamente.

[… altre interviste ad agenti CIA ed FBI confemano, secondo le loro indagini, sia il supporto da parte del governo saudita alle attività terroristiche, sia la totale mancanza di collaborazione nelle indagini antiterrorismo].

 

Ringrazio L’Antidiplomatico per l’interessamento nella pubblicazione, laddove il mainstream volutamente tace quando invece è un dovere morale, per chi fa Informazione, divulgare certe notizie.
Francesco Piscitelli (www.facebook.com/francesco.piscitelli.83)

Fonte: L’Antidiplomatico

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