Quel farmaco che in Israele venne iniettato coattamente alle immigrate etiopi per ridurre le nascite: Depo-Provera

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Era il 2013, quando in Israele vennero vaccinate coattamente le immigrate etiopi con il farmaco sterilizzante a lungo termine “Depo-Provera”, senza alcuna spiegazione o consenso. Molti si chiedono, ancora oggi, se quella orrenda pratica si sia fermata o se si sia spostata in altre regioni del mondo, cosa che giustificherebbe il tentativo dei governi di demonizzare chi è contrario alle vaccinazioni di massa.

Torniamo ai fatti del 2013
Nonostante i tentativi di tacitare la diffusione mediatica di tale aggressione (il governo israeliano aveva fortemente negato di vaccinare con forza i migranti contro la loro volontà), le prove delle vaccinazioni involontarie avevano indotto il direttore generale del Ministero della Sanità a interpellare i ginecologi e invitarli a smettere di somministrare i farmaci.

Secondo la testata “Indipendent“, in una relazione in Haaretz, i sospetti sono stati sollevati da un giornalista investigativo, Gal Gabbay, che ha intervistato più di 30 donne dell’Etiopia, nel tentativo di scoprire perché i tassi di natalità nella comunità erano caduti drasticamente.

Una delle donne intervistate: “Il personale medico ci ha detto che si trattava di vaccinazioni da fare ogni tre mesi. Abbiamo risposto che non volevamo, ma si presume che alcune delle donne siano state costrette a prendere il farmaco durante i campi di transito in Etiopia.”

Info sul Depo-Provera: “considerato un contraccettivo altamente efficace e duraturo, da iniettare ogni tre mesi. Gli studi clinici con Depo-Provera hanno portato allo sviluppo del cancro nei cani e nelle scimmie, infatti la FDA ha respinto il farmaco tre volte prima di approvarla nel 1992, dopo le modifiche delle regolazioni e le prove necessarie utilizzate su topi e ratti.”

Sfuttando la “Legge del ritorno del 1980”, quasi 100.000 ebrei etiopi si trasferirono in Israele, ma alcuni rabbini storsero il naso sulla loro ebraicità, tanto che il primo ministro Benjamin Netanyahu, deterrente anche del portafoglio sanitario, aveva espresso il suo parere negativo in merito alla questione: “gli immigrati illegali provenienti dall’Africa, minacciano la nostra esistenza come uno stato ebraico e democratico“.

Haaretz (testata israeliana) pubblicò un estratto della lettera inviata dal Ministero della Salute alle unità che amministravano il farmaco. Successivamente, i medici furono invitati “a non rinnovare le prescrizioni del Depo Provera sulle donne di origine etiope, qualora queste avessero sollevato preoccupazioni sulla comprensione del trattamento”.

Sharona Eliahu Chai, avvocato dell’Associazione dei diritti civili in Israele (ACRI), dichiarò: “I risultati delle indagini sull’uso di Depo Provera sono estremamente preoccupanti, sollevando preoccupazioni per le politiche sanitarie dannose con implicazioni razziste in violazione dell’etica medica. Questo è il motivo per cui i mass media spingono alle vaccinazioni e demonizzano chiunque ne metta in discussione la loro sicurezza o efficienza. I grandi poteri vogliono l’accesso libero al flusso sanguigno di tutti, in modo da iniettarci ciò che vogliono e quando vogliono “.

Fonte filippofabiopergolizzi.wordpress.com

via NincoNanco

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