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Le 5 verità di Brzezinski: abbiamo vent’anni, poi solo sangue, crudeltà e fame.

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Chi è Zbigniew Brzezinski?

Per inquadrare le parole di Zbigniew Brzezinski, politologo e geostratega di origini polacche, bisogna prima sapere chi è.

Brzezinski ha occupato un posto estremamente importante per il governo di Jimmy Carter: dal 1977 al 1981 è stato nel Consiglio di Sicurezza Nazionale americano (NSA), influendo con la sua analisi strategica sul rapporto che gli USA avranno in tutti i processi di trasformazione politica più delicati della nostra storia, dall’invasione sovietica dell’Afghanistan alla guerra fredda fino alla conversione dell’Iran da alleato degli States a nemico giurato.

Ma Zbigniew Brzezinski è anche colui che, nel 1973, venne incaricato da David Rockfeller di avviare un nuovo gruppo di lavoro: la Commissione Trilaterale, di cui il nostro Mario Monti sarà uno dei triumviri più potenti per moltissimi anni. Almeno fino a che, dopo avere assunto la guida del Governo italiano senza essere stato eletto, in accordo con Giorgio Napolitano, non è stato bersagliato proprio da questo blog affinché lasciasse perlomeno il ruolo di chairman alla Trilaterale, che non poteva essere giudicato in alcun modo compatibile con quel che restava della democrazia.

L’organizzazione dove militava (e ancora milita) Monti, era del resto la stessa dove Zbigniew Brzezinski, il 2 agosto 1974, pubblicava sul St. Petersburg Times le conclusioni di un rapporto dal titolo molto esplicativo di “The Crisis of Democracy”: la crisi della democrazia. Il rapporto evidenziava come negli Stati Uniti l’efficienza della Casa Bianca fosse inficiata da un eccesso di democrazia e come, fin dagli anni ’60, i governi dell’Europa dell’est fossero letteralmente sopraffatti dall’eccessiva partecipazione e dalle richieste che le burocrazia farraginose non erano in grado di smaltire, rendendo di fatto i sistemi politici ingovernabili. Una linea politica che la Trilaterale creata da Brzezinski, e cresciuta più avanti sotto la guida di Mario Monti, non ha mai smentito e anzi ha sempre continuato a sostenere: basti pensare che per Monti ama raffigurare i cittadini come “pecore” e se stesso come “il buon pastore” (cfr: “Monti: democrazia incompatibile con Europa“).

Le cinque verità di Brzezinski

Bene, questo signor Brzezinski, ne “La Grande Schacchiera: il primato americano e i suoi imperativi geostrategici” (1977, Il Saggiatore), definiva gli Stati Uniti come “l’unica e, in effetti, la prima potenza veramente globale“. Ora, invece, il 17 aprile 2016, ha pubblicato un articolo su “The American Interest“, dal titolo “Toward a Global Realignement“: “Verso un riallineamento globale“. In questo articolo ha preso atto di un cambiamento: “Mentre finisce la loro epoca di dominio globale, gli Stati Uniti devono prendere l’iniziativa per riallineare l’architettura del potere globale.“.

Per Brzezinski vi sono cinque verità fondamentali che segnalano l’arrivo di un nuovo riallineamento globale.

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  1. La prima di queste verità è che “gli Stati Uniti sono ancora l’entità politicamente, economicamente e militarmente più potente del mondo, ma, dati i complessi cambiamenti geopolitici negli equilibri regionali, non sono più la potenza imperiale globale. Anche se nessuno degli altri poteri maggiori lo è”.
  2. La seconda verità è che “la Russia sta sperimentando l’ultima fase convulsiva del suo processo di trasformazione imperiale verso il federalismo. Un processo doloroso, che se la Russia porta avanti con saggezza, potrebbe portarla a diventare uno stato nazionale guida dell’Unione Europea. Anche se, tuttavia, al momento sta insensatamente alienando dal suo vasto impero alcune delle sue precedenti aree di influenza nel sud-ovest musulmano, come l’Ucraina, la Bielorussia, la Georgia, per non parlare degli stati baltici“.
  3. La terza verità è che “la Cina sta crescendo stabilmente, ponendosi come un possibile avversario di pari forza rispetto agli USA, che tuttavia al momento sta attenta a non sfidare apertamente”.
  4. La quarta verità di Brzezinski riguarda invece l’Europa, che “non è e non sembra destinata ad essere una potenza globale“. Però “è culturalmente e politicamente allineata, sostenendolo a tutti gli effetti, con il nucleo degli interessi degli Stati Uniti d’America in Medio Oriente“.
  5. La quinta verità è che “il risveglio politico violento dei territori musulmani dell’era post colonialista è, in parte, una reazione alla loro brutale soppressione da parte del potere europeo. Mette insieme un senso di ingiustizia forse in ritardo ma ben radicato con una motivazione religiosa che unisce milioni di musulmani contro il mondo esterno“.

L’unica via di uscita: riallineare gli equilibri globali.

Queste cinque verità, prese tutte insieme, richiedono agli Stati Uniti di guidare un riallineamento globale,innanzitutto per fermare la violenza che occasionalmente viene riversata all’esterno dal mondo musulmano, ma che in futuro potrebbe arrivare da tutto il cosiddetto “terzo mondo”. Per ottenere questo scopo, l’America deve accordarsi con la Russia e con la Cina. La prima dovrebbe però essere scoraggiata dall’uso continuo della forza nei confronti dell’Ucraina, della Georgia e dei paesi baltici. La seconda dovrebbe invece convincersi che il suo atteggiamento egoisticamente passivo nei confronti dello scontro allargato in Medio Oriente non gli frutterà obiettivi strategici rilevanti nell’arena globale.

La Russia inoltre, secondo Brzezinski, dovrebbe assumere un ruolo determinante nel processo di unificazione dell’Europa, in considerazione della crescita della Cina, che potrebbe presto cedere alla tentazione di stracciare i trattati con Mosca firmati nel passato.

La Cina, manco a dirlo, dovrebbe diventare un partner degli Stati Uniti per contenere il caos che si è sprigionato in Medio Oriente. Dovrebbe cioè, allearsi militarmente con Washington e, in cambio, gli verrebbe concesso di allargarsi commercialmente a ovest, principalmente in Pakistan e Iran, dove tuttavia dovrebbe permettere il fiorire di interessi comuni agli Stati Uniti d’America.

L’Arabia Saudita, invece, non sembra essere più un partner affidabile degli Stati Uniti, perché troppo incline a sostenere il fanatismo Wahabita, mentre la stabilità del Medio Oriente verrebbe da una coalizione militare Russia – Cina, che sostenga un uso della forza più selettivo, mentre all’Unione Europea spetterebbe il compito di aiutare l’Iran, la Turchia, Israele e l’Egitto ad attuare una cintura di contenimento responsabile.

Il tutto, mentre dall’Asia e dall’Africa potrebbe scaturire negli anni a venire una nuova ondata di violenza cui prepararsi a far fronte.

Abbiamo vent’anni di tempo, prima del caos.

Il fallimento di questo progetto, secondo Brzezinski, potrebbe portare negli Stati Uniti un conflitto permanente e perfino a ritorno all’isolazionismo antecedente al ventesimo secolo. Per la Russia, potrebbe significare una sconfitta ma anche il progressivo subordinamento al predominio della Cina, mentre quest’ultima potrebbe andare incontro a guerre non solo con gli Stati Uniti d’America ma anche, in maniera unificata o separata, con il Giappone e con l’India.

In caso non si cominciasse subito a riallineare un nuovo tipo di ordine mondiale, entro vent’anni potremmo assistere a un’escalation di sangue e un crescendo di crudeltà in ogni parte del mondo, con l’aggravante che per tutto il resto del secolo l’umanità dovrà anche fronteggiare la preoccupazione per la sua stessa sopravvivenza, a causa del confluire delle sfide ambientali. Queste sfide, conclude Brzezinski,  possono solo essere raccolte,  responsabilmente e in maniera efficace, costruendo accordi internazionali rafforzati, basati su una visione strategica che riconosce il bisogno urgente di un nuovo quadro geopolitico.

via Byoblu

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