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Garibaldi ha invaso Napoli, non l’ha liberata

60 minuti fa Pubblicato da

da Mondos-porco

L’unita’ d’Italia non e’ stata fatta come ci hanno insegnato nelle scuole. Domandatevi perche’ la storia la scrivono sempre i Vincitori e non i Vinti che stanno emergendo …

L’unita d’Italia fu un imposizione violenta con tanto di genocidio dei popoli del sudeseguiti dagli ordini di Garibaldi noto massone e commissionata da qualche famiglia potente criminale …

Anche Beppe Grillo scriveva dal suo Blog “Siamo tutti borbonici” nel 2006.

E se il Borbone fosse in realtà il Savoia ? E i veri patrioti i briganti ?
Il Regno delle due Sicilie esisteva, in modo assolutamente legittimo, da secoli.

Napoli era la terza capitale d’Europa.

Napoli aveva istituito la prima cattedra di economia in Europa. La prima linea ferroviaria: Napoli-Portici. Poi arrivarono i Savoia. La resistenza durò dieci anni. Qualcuno pensa che sia attiva ancora oggi.
Dopo l’occupazione piemontese i capitali si trasferirono al Nord e, grazie alla tassa sul macinato, i meridionali nelle Americhe.

Il Sud non fu liberato, ma consegnato al sottosviluppo.
La Questione Meridionale deriva da un esproprio.

Tutto è stato oggetto di revisionismo in Italia tranne il Risorgimento. Garibaldiè l’eroe dei due mondi e Francesco II un miserabile. Le piazze nel Meridione sono intitolate agli occupanti e allo stesso tempo si dice ancora ‘cattivo come un piemontese’. Nulla contro i piemontesi, molto contro la feroce repressione del generale Cialdini. Alla guida di un esercito di più di 100.000 uomini. Un po’ come la guerra di liberazione in Iraq. Molto contro paesi incendiati e massacri. Contro deportazioni. E decine di migliaia di morti.

A scuola il Borbone è il cattivo e il Savoia il buono. Stato borbonico è sinonimo di degrado delle istituzioni. Brigante di protomafioso.
Forse vanno cambiati i testi di scuola.

Oltre al significato delle parole. Rivalutati i patrioti che persero la vita contro l’esercito piemontese.
Forse dobbiamo raccontarci un’altra storia. In cui il Risorgimento è stato in parte, in gran parte, espansionismo di una dinastia. Che ci ha lasciato in eredità l’emigrazione di milioni di persone che fuggivano dalla fame, due guerre mondiali, il fascismo. E’ uno stato savoiardo. Quello che ci ostiniamo a chiamare borbonico.

Beppe Grillo

Attenzione: in fondo l’articolo e’ raccontata la vera storia dell’unita’ d’Italia

Dietro c’e’ sempre il DIO DENARO che ha reso soprattutto 
gli uomini piu’ potenti dei DIAVOLI pronti a distruggere
l’intera umanita’ per il loro scopi criminali

Segui il denaro e troverai il colpevole … 



PER ANNIENTARE IL SUD CHIUSERO LE SCUOLE

Il merito di Napoli è quello di non aver mai dimenticato di essere una capitale, seppur sospesa, una qualità che le ha consentito, in oltre 150 anni dall’Unità d’Italia, di mantenere un’identità forte, caratteri peculiari, di resistere ai tentativi della storia ufficiale, quella dei libri, di spogliarla del proprio ruolo e farla divenire una delle tante e semplici città della penisola. Napoli, con la sua portata e, non dobbiamo avere paura di dirlo, i suoi difetti, è probabilmente la città di cui si parla di più in Italia, è sotto la costante attenzione di 60 e passa milioni di persone: di lei si parla quasi esclusivamente male, esagerando, inventando, strumentalizzando, però proprio qui (e non solo) si fonda la forza dei Napoletani, nella consapevolezza di essere in realtà altro e molto di più, nell’orgoglio, nonostante in parecchi casi sia assopito e pur sempre pungente.

Anche Erri De Luca ha fatto una pesante dichiarazione:

Garibaldi ha invaso Napoli, non l’ha liberata”

Ecco cosa dice a proposito Erri De Luca, in un estratto tratto da Napòlide e riportato da Unione Mediterranea sulla propria pagina Facebook:

In vita mia mi sono appassionato di rivoluzioni. I tristi fatti del 1799 a Napoli non rientrano nella specie. Si trattò invece di un cambio di regime introdotto dalle armi francesi e crollato appena quelle armi si ritirarono. Le rivoluzioni non si possono appaltare. I francesi agirono a Napoli da occupanti e da predoni :…imposero tasse a loro beneficio e portarono via un bel po’ di patrimonio artistico.
Allora spendo due parole di stima per il popolo di Napoli, non plebe ma popolo, che da solo e disarmato fermò l’ingresso del più forte esercito d’Europa. Per due giorni sbarrò ogni strada e capitolò solo perché tradito dai giacobini locali che consegnarono il forte di S. Elmo ai francesi.
Credo che il popolo avesse ragione a stare dalla parte dei suoi re, perché con loro erano cittadini d’una capitale europea e coi francesi diventavano provincia d’oltremare. Napoli si è mal adattata ad ogni riduzione di rango.
Non ho paura di mettere anche gli italiani in fondo all’elenco degli occupanti del golfo, perché questo furono i Savoia traghettati dai Mille. Garibaldi non veniva a liberare Napoli ma a prenderla…Napoli da allora è una capitale europea abrogata, non decaduta ma soppressa…Così è andata e questa è la materia della sua ragionevole strafottenza…Se non si vede l’evidenza dell’enorme orgoglio assopito nei suoi cittadini, non si sta parlando di lei!

Erri De Luca


17 Marzo, Unità d’Italia: ecco perché il Sud non deve festeggiare

17 Marzo 1861: Unità d’Italia. Il giorno che secondo l’epopea risorgimentale ha liberato la penisola italica, e in special modo il Meridione, dallo straniero invasore ed oppressore per dare vita a un Regno libero, guidato dal piemonteseRe “galantuomo” Vittorio Emanuele II e formato grazie alle abilità politiche del conte di Cavour e a quelle militari dell’eroe dei Due Mondi, Giuseppe Garibaldi,l’uomo che a capo di mille uomini e 3 cannoni riesce a sbarcare in Sicilia e da lì fa capitolare strada facendo, e nel giro di pochi mesi, il Regno delle Due Siciliecon il suo esercito di 30.000 effettivi: un’autentica impresa, o forse c’è bisogno di integrare il racconto con qualche altra informazione?

Le mafie non esistevano prima dell’unita’ d’Italia

Il Regno delle Due Sicilie, lungi dall’essere una nazione arretrata e governata dallo straniero, era uno Stato legittimo, sovrano e indipendente sin dal 1734-35, quando era ancora diviso nelle due corone di Napoli e Sicilia. Con i Borbone, il Sud divenne insieme all’Inghilterra e alla Francia il Paese più florido d’Europa, la meta finale e più preziosa del Gran Tour che fece dire a Stendhal nel 1817: In Europa ci sono due capitali: Parigi e Napoli”. Le Due Sicilie vantavano vari primati, tra cui la costruzione della prima ferrovia italiana, la prima illuminazione a gas in una città italiana, il primo ponte sospeso in ferro in Italia, il primo museo al mondo (Museo di Capodimonte), la prima fabbrica di locomotive e materiale ferroviario d’Italia, la prima Nazione a effettuare la raccolta differenziata e a costruire edifici antisismici, il primo osservatorio astronomico italiano, il primo telegrafo in Italia, la prima assistenza sanitaria gratuita, la prima assistenza pensionistica. I Borbone, inoltre, costruirono il primo teatro operistico del mondo (il Real Teatro di San Carlo), la Reggia di Caserta, quelle di Portici e di Carditello, portarono alla luce gli Scavi Archeologici di Ercolano e Pompei, fondarono il conservatorio di San Pietro a Majella, l’Albergo dei Poveri, la Fabbrica di Capodimonte per le porcellane, costituirono il primo orto botanico d’Italia, le prime cattedre di astronomia ed economia, e… dopo aver terminato questo articolo, continuate a leggere qui.

Il “Re galantuomo”, in accordo con il banchiere Conte di Cavour, dunque decise di invadere, senza dichiarazione di guerra, il Regno di Francesco II. Cugino del re savoiardo, il giovane re Borbone era appena salito al trono, prima di quanto fosse previsto, per la morte prematura di Ferdinando II, suo padre. Vittorio Emanuele II fece passare come “autonoma” dalla politica sabauda la spedizione dei mille. Infatti, mentre gli giurava amicizia e condannava le operazioni di Garibaldi, aiutato dagli inglesi il re sabaudo ordì contro il Regno delle Due Sicilie, corrompendo i generali ed alti ufficiali dell’esercito duosiciliano, i  quali ordinavano ai propri soldati di arrendersi: ad esempio, circa 3000 soldati si ritirarono su ordine del generale Landi dopo aver quasi respinto gli uomini di Garibaldi, mentre in Calabria 10.000 uomini alzarono bandiera bianca senza sparare un solo colpo. Garibaldi, arrivato nella capitale Napoli fu accolto dal prefetto Liborio Romano che mise a capo della polizia il camorrista Salvatore De Crescenzo, detto “Tore ‘e Crescienzo”, a cui fu affidato con i suoi uomini di mantenere l’ordine pubblico e supervisionare il plebiscito di annessione. L’appoggio della malavita tuttavia l’eroe dei due mondi lo ebbe sin dall’inizio, quando in Sicilia si alleò con i “picciotti”, tanto è vero che prima del 1861 il termine “mafia” non esisteva. La Mafia, oggi conosciuta come organizzazione malavitosa articolata ed occulta con rapporti intensi con la politica italiana, ebbe inizio perciò proprio nel 1861! Lo stesso Giuseppe Garibaldi, successivamente, si pentì amaramente di aver fatto la campagna meridionale, rinnegando l’Unità d’Italia.

Perché invadere il Regno delle Due Sicilie? Il Regno di Sardegna era gravato da un enorme debito pubblico: i Piemontesi, che avevano scarse risorse economiche, cominciarono a stampare banconote senza la corrispondente riserva monetaria e, perciò, con l’acqua al collo i Savoia pensarono che fosse cosa buona e giusta conquistare un Sud dove circolava soltanto denaro in oro e argento e in cui non vi era debito pubblico: il solo Regno delle Due Sicilie possedeva una quantità di oro pari al doppio dell’oro di tutti gli altri stati della penisola italiana messi insieme, 60 volte superiore a quello dei Savoia. Non a caso appena entrato a Napoli il buon Re galantuomo provvide a saccheggiare il Banco di Napoli di tutto il suo oro, poi ordinò di portare a Torino i mobili del Palazzo Reale partenopeo e, facendo l’inventario dei beni presenti nella Reggia Caserta, non sapendo che quello che utilizzava la Regina fosse un bidet lo chiamarono “strano oggetto a forma di chitarra”.

La Storia stravolta e nascosta non termina qui però, perché c’è il capitolo degli stermini. Con l’invasione savoiarda le città meridionali eccidiate furono più di 100, in cui persero la vita migliaia e migliaia di civili compresi bambini e donne le quali furono prima stuprate: tra le stragi più efferate ci sono quelle che furono condotte a Bronte, Montefalcione, Pontelandolfo e Casalduni. Coloro che si opponevano a all’esercito sabaudo, dunque un vero esercito di occupazioni, come contadini e gli stessi soldati dell’ex esercito duosiciliano che oggi sarebbero definiti “partigiani”, furono allora etichettati come “briganti”, fuorilegge da mettere a morte e con i cui corpi senza vita e le teste mozzate si fecero fotografare i carabinieri e i bersaglieri. I fautori dei massacri, quali Cialdini e Nino Bixio (conosciuto come “la belva” tra i contadini del Mezzogiorno) furonoautori di crimini contro l’umanità che lo Stato Italiano ha eletto a eroi e Padri della Patria. A Fenestrelle, località in provincia di Torino, fu edificato un forte utilizzato come campo di concentramento per “briganti”, ed oggi fa parte della lista dei monumenti nazionali.

Fu vera liberazione? Stavolta non sembra spettare ai posteri l’ardua sentenza: fu invasione, conquista, riduzione a colonia interna. È un caso che dopo il 1861 il Nord abbia sorpassato e surclassato economicamente il SudCarlo Bombrini,amico di Cavour e direttore generale della Banca Nazionale nel Regno d’Italia, istituto di diritto privato ma con le pubbliche funzioni di Tesoreria dello Stato,ebbe a dire circa i Meridionali che “Non dovranno mai essere più in grado di intraprendere”, e infatti da proprietario della debole Ansaldo fece in modo che la concorrente Pietrarsa fallisse, che le industrie del Sud (molto più numerose qui che nel resto d’Italia, infatti Sicilia, Calabria e Puglia erano le prime 3 regioni della penisola per numero di operai) fossero smantellate, che si potenziasse la rete ferroviaria al Nord ottenendo la maggior parte dei finanziamenti. Meritano poi di essere menzionati lo smantellamento del porto di Salerno per essere ricostruito a Genova in modo da far concorrenza ai cantieri di Castellammare di Stabia, la chiusura delle scuole al Sud per ben 15 anni (un popolo ignorante si domina meglio) e il fatto che il Mezzogiorno conoscesse per la prima volta cosa significa emigrare: nacque la questione meridionale per risolvere la questione settentrionale. Queste sono le parole Fëdor Michajlovič Dostoevskij sull’appena nato Regno d’Italia: “per che cosa possiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? È sorto un piccolo regno di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, […] un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second’ordine. Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!”.

Ecco il ritratto, troppo breve e sommario, dell’Unità d’Italia, un ritratto che porta alla mente quello letterario di Dorian Gray, opera di Oscar Wilde, il cui viso dipinto riporta i segni di tutte le brutture e le corruzioni e che il suo proprietario nasconde così sotto un telo, per non renderlo visibile: come Dorian Gray, anche l’Italia deve finalmente squarciare un quadro fatto di menzogne.

Unita’ d’Italia: Ecco come e’ andata veramente, cosa c’era dietro.

Savoia a bolletta salvato dai Rothschild

Tratto da : Le Banche dei  “Fratelli” d’Italia stretti a “coorte” 
Giornali e televisioni ogni tanto ci dicono che il popolo italiano ha un mostruoso debito pubblico, ma nessuno ci dice verso chi siamo debitori. Apparentemente la cosa non è semplice da spiegare, in effetti la spiegazione è semplicissima: è soltanto una truffa, una grande truffa.
Per farla capire dobbiamo tuttavia rifarci al 1861. L’anno dell’unità d’Italia.

Nel 1849 si costituiva in Piemonte la Banca Nazionale degli Stati Sardi, di proprietà privata.

L’interessato Cavour che aveva infatti propri interessi in quella banca; impose al parlamento savoiardo di affidare a tale istituzione compiti di tesoreria dello Stato. Si ebbe, quindi, una banca privata che emetteva e gestiva denaro dello Stato!
A quei tempi l’emissione di carta moneta veniva fatta solo dal piemonte, al contrario il Banco delle Due Sicilie emetteva monete d’oro e d’argento.
La carta moneta del Piemonte aveva anch’essa una riserva d’oro (circa 20 milioni), ma il rapporto era che ogni tre lire di carta valevano una lira d’oro.

Il fatto è che, per le continue guerre che i savoiardi facevano, quel simulacro di convertibilità in oro andò a farsi benedire, sicché ancor prima del 1861 la carta moneta piemontese era diventata carta straccia per l’emissione incontrollata che se ne fece.

Avvenuta la conquista di tutta la penisola, piemontesi misero le mani nelle banche degli Stati appena conquistati. 
Naturalmente la Banca Nazionale degli Stati Sardi divenne, dopo qualche tempo, la Banca d’Italia. Avvenuta l’occupazione piemontese fu immediatamente impedito al Banco delle Due Sicilie (diviso poi in Banco di Napoli e Banco di Sicilia) di rastrellare dal mercato le proprie monete d’oro per trasformarle in carta moneta secondo le leggi piemontesi, poiché in tal modo i Banchi avrebbero potuto emettere carta moneta per un valore di 1200 milioni e sarebbero potuti diventare padroni di tutto il mercato finanziario italiano.Quell’oro piano piano passò nelle casse piemontesi.
Tuttavia, nonostante tutto quell’oro rastrellato al Sud, la nuova Banca d’Italia risultò non avere parte di quell’oro nella sua riserva.

Evidentemente aveva preso altre vie, che erano quelle del finanziamento per la costituzione di imprese al nord operato da banche, subito costituite per l’occasione, che erano socie (!) della Banca d’Italia: Credito mobiliare di Torino, Banco sconto e sede di Torino, Cassa generale di Genova e Cassa di sconto di Torino.

Le ruberie operate e l’emissione non controllata della carta moneta ebbero come conseguenza che ne fu decretato già dal 1 MAGGIO 1866, il corso forzoso, cioè la lira carta non poté più essere cambiata in oro.

Da qui incominciò a nascere il Debito Pubblico: lo Stato cioè per finanziarsi iniziò a chiedere carta moneta a una banca privata.
Lo Stato, quindi, a causa del genio di Cavour e soci, ha ceduto da allora la sua sovranità in campo monetario affidandola a dei privati, che non ne hanno alcun titolo (la sovranità per sua natura non è cedibile perché è del popolo e dello Stato che lo rappresenta).

Oltretutto da quando nel 1935 fu decretato definitivamente che la lira non era più ancorata all’oro, si ebbe che il valore della carta moneta derivò da allora semplicemente e unicamente dalla convenzione di chi la usa e accetta come mezzo di pagamento.

La carta moneta, dunque, è carta straccia e in realtà alla Banca d’Italia (che è privata), a cui si dovrebbe pagare il debito pubblico, non si deve dare nulla. Ed è necessario, infine, ricordare che ancora oggi le quote dell’attuale Banca d’Italia sono possedute da varie Casse di Risparmio, da Banche e daAssicurazioni, cioè enti privati su cui la Banca d’Italia dovrebbe vigilare.

Da tutto questo potete facilmente capire in mano a chi siamo e che, dato che la Banca d’Italia ha un immenso potere finanziario e politico…

Qualsiasi governo in Italia conta come il due di briscola.

 

Fonte mondos-porco.blogspot.it

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