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Climatologi: «Lo scenario del film “The Day After Tomorrow” potrebbe presto avverarsi»

1 mese fa Pubblicato da

Secondo alcuni scienziati, il repentino cambiamento visto nel disaster-movie “The Day After Tomorrow” potrebbe diventare realtà, facendo precipitare il pianeta in una nuova ere glaciale.

Il dibattito sul riscaldamento globale vede schierate due opinioni contrapposte: da un lato ci sono coloro che credono che le attività umane siano alla base dell’innalzamento medio della temperatura del pianeta Terra, dall’altro ci sono i ‘negazionisti’, ovvero coloro che ritengono che il riscaldamento globale sia, in realtà, dovuto ai cicli termici naturali del pianeta.

A queste due posizioni se ne aggiunge una terza, apparentemente opposta alle precedenti, secondo la quale il pianeta potrebbe entrare in una fase di raffreddamento, fino ad approdare ad una nuova era glaciale.

Su cosa si basa questa teoria così radicalmente in antitesi con il riscaldamento globale? Proprio sul fatto che nell’ultimo secolo la temperatura del pianeta è gradualmente aumentata.

Un gruppo di ricercatori ha proposto una revisione di tutti i modelli climatici finora elaborati, poiché sottovalutano gravemente un’eventualità del genere.

Il problema è che il riscaldamento globale potrebbe portare all’arresto della circolazione termoalina, meccanismo fondamentale nel trasporto di calore alle regioni polari.

Nel film del 2004, ‘The Day After Tomorrow, si assiste all’arresto di tutte le correnti oceaniche del mondo, precipitando il pianeta Terra in una catastrofica era glaciale. Gli esperti ritengono che la trama terrificante del film potrebbe presto diventare realtà.

Non si tratta di dichiarazioni estemporanee, ma delle conclusioni riportate nello studio pubblicato sulla rivista PNAS (Reduced interdecadal variability of Atlantic Meridional Overturning Circulation under global warming).

Il grafico mostra la ‘circolazione termoalina’. In rosso è indicato il flusso di superficie relativamente caldo, mentre il blu indica il flusso freddo delle acque profonde. Il flusso di superficie caldo viaggia verso nord, portando calore all’emisfero settentrionale. Raffreddandosi, il flusso continua il suo viaggio verso sud, dove riacquista calore.

«L’importanza del nostro studio sta nell’indicare l’errore sistematico nei modelli climatici attuali, fattore che ostacola una proiezione corretta sul clima», spiega Wei Liu, che ha guidato la ricerca.

Secondo lo studio, i modelli attuali sul clima sottovalutano gravemente la possibilità di un’interruzione della ‘circolazione termoalina’. La maggior parte dei modelli climatici esagera stabilità della circolazione delle correnti.

Cos’è la ‘Circolazione Termoalina’

Per Circolazione termoalina (a volte detta anche Grande Nastro Trasportatore) si intende la componente della circolazione globale oceanica causata dalla variazione di densità delle masse d’acqua.

Alle alte latitudini (sud-est della Groenlandia e pressi dell’Islanda) l’acqua sprofonda, sia per la bassa temperatura, sia per l’elevata salinità causata dalla formazione della banchisa. Muovendosi verso l’equatore l’acqua di fondo diminuisce la sua densità interagendo con le altre acque e tende a risalire, in particolare a sud dell’Oceano indiano.

Le masse d’acqua coinvolte in questa circolazione trasportano sia energia (sotto forma di calore) che materiali (sostanze disciolte, gas e particelle insolute) con la conseguenza di influenzare significativamente sia il clima terrestre che la biologia marina.

Liu crede che le attuali concentrazioni di anidrite carbonica nell’atmosfera porteranno in breve tempo alla fusione dei ghiaccia dell’Artico e della Groenlandia, riversando così nell’oceano una grande quantità di acqua dolce, fino ad alterarne la concentrazione salina, equilibrio fondamentale nella circolazione termoalina.

Una volta saltato l’equilibrio salino, la circolazione termoalina potrebbe arrestarsi del tutto in meno di trecento anni, con conseguenze catastrofiche per la vita sul pianeta.

L’Oceano Atlantico settentrionale diventerebbe drammaticamente freddo, facendo aumentare la quantità di ghiaccio nell’emisfero nord del pianeta e facendo scendere le temperature in Europa e Nord America di ben 7° C.

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